Idrografia

La porzione di territorio in esame ricadente nel territorio a sud della Provincia di Brindisi e in particolare nel Comune di Torre Santa Susanna, risulta del tutto priva di una rete idrografica superficiale, se non per i tre canali sopracitati che sono di tipologia B[1], rappresenta l'esempio più evidente in tal senso. Tale peculiarità è dovuta alle caratteristiche geolitologiche ed alla morfologia del territorio[2].

Gran parte del territorio è interessato da bacini endoreici separati da spartiacque poco marcati. Dal punto di vista idrogeologico l’area in esame è caratterizzato dalla presenza di due sistemi acquiferi. Il primo, denominato “acquifero di base”, che costituisce l’unità idrogeologica delle Murge/Salento e risulta essere ubicato in corrispondenza dei calcari cretacei. Il secondo, denominato “acquifero superiore”, risulta essere ubicato in corrispondenza dei depositi calcarenitico–sabbiosi.

L’”acquifero di base”, altamente permeabile in quanto intensamente fratturato ed interessato da fenomeni carsici, è sede di una estesa falda che risulta essere sostenuta dall’acqua marina di invasione continentale. L’eterogeneità del grado di fessurazione e/o carsificazione favorisce il frazionamento della falda stessa e quindi l’esistenza di livelli acquiferi in pressione. La presenza di questi ultimi è testimoniata da risalite significative del livello piezometrico. Il carico idraulico risulta quindi essere più elevato nelle zone più interne rispetto alle zone più vicine alla linea di costa, dove comunque si registrano valori di qualche decina di metri. A causa dell’intenso sfruttamento, testimoniato dalla presenza dei numerosi pozzi scavati sia per scopi civili che soprattutto irrigui, tale acquifero è soggetto ad ingressione di acque salate.

La quasi totale assenza di risorse idriche superficiali e la contemporanea facilità di reperimento di risorse idriche sotterranee ha determinato, in tutto il territorio di Torre Santa Susanna, una elevatissima concentrazione di pozzi per l’emungimento delle acque sotterranee.

Sebbene la maggior parte di questi siano stati finalizzati all'uso irriguo, va sottolineato come la componente per usi industriali e civili si faccia sempre più rilevante. E’ facile immaginare come tale situazione comporti un sovrasfruttamento degli acquiferi che determina rilevanti perdite di carico difficilmente recuperabili, specialmente durante la stagione secca quando gli emungimenti per uso irriguo toccano le punte massime.

L’esiguo spessore delle risorse idriche nell’area, determina una modesta profondità della zona di transizione tra acque di falda e acque di mare di invasione continentale. Questa situazione, alla luce anche dell'elevata trasmissività dell'acquifero che provoca un cospicuo deflusso a mare attraverso una miriade di sorgenti subaeree, espone la falda al fenomeno di depauperamento per intrusione salina.

Questo infatti modifica gli equilibri esistenti tra acque dolci e acque salate e determina uno spostamento verso l'alto della zona di transizione, che giunge talvolta ad interessare l'intero spessore acquifero in cui ha sede la circolazione delle acque dolci.

Altro preoccupante fenomeno di disequilibrio che si è registrato nel territorio durante gli ultimi decenni, è dovuto alle immissioni incontrollate in falda sia di acque pluviali che di acque reflue depurate.

[1] Canali di acque non pubbliche ma presenti in cartografia (Documento Programmatico Preliminare).

[2]La descrizione dell'idrografia del territorio di Torre Santa Susanna riflette quella presente nel Documento di Scoping elaborato per il realizzando PUG.